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| ALTAVISTA | ||
| area privata | ||
| diffusione sulle tecniche della mediazione teatrale XXII anno 2005/06 |
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E d u a r d o Z a m p e l l a
( direttore diffusione teatro ) e L u c i a C u o c c i ( regista Rai 2 ) |
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Eduardo Zampella
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| Ha ideato: | ||
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- diffusione teatro laboratorio permanente per la ricerca e la sperimentazione sulle tecniche della mediazione teatrale. - “tassello d’argento” – premio teatrale per interprete non protagonista conferito a Vincenzo Salemme, Regina Senatore, Lucia Zotti, Isa Danieli, Enzo Moscato, Giorgio Barberio Corsetti, Laura Curino, Paola Fulciniti, Nathalie Mhenta. - “CoreOplonti” – Compagnia di recitazione oplontina. - “Marina del sole” – Compagnia stabile della Pro Loco Oplonti. - “Guerre dimenticate” – Compagnia di recitazione. - “Nadìr” – laboratorio permanente interculturale. - “Officina delle azioni” – laboratorio teatrale per docenti. - “E’ di scena la…classe” – concorso teatrale per la continuità tra le classi della scuola dell’obbligo. - “Angelico Bestiario”
– Compagnia di recitazione. |
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| Ha diretto: | ||
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- Compagnia stabile della Pro Loco Oplonti “Marina del sole” - Laboratorio “Officina della azioni” - Laboratorio interculturale “Nadìr” - Compagnia “Guerre dimenticate” - Laboratorio espressivo per l’integrazione multietnica “Drama” - Laboratorio “Percorsi
immaginari” |
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Dirige tuttora il laboratorio teatrale “diffusione teatro” giunto al suo X I X anno di ininterrotta attività. |
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Ha curato la regìa
di:
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Ha curato l’allestimento
di vari dimostrativi didattici presso: |
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Ha svolto in Campania
attività’ di consulenza per: |
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| e-mail info@diffusioneteatro.com | ||
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direzione artistica 348 231 24 25 fax 081 536 98 46 sede laboratorio 081 536 99 54 |
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| nota | ||
| qualche delucidazione in più, ma solo perchè è stato chiesto da più parti, sulla scelta del tema di studio che ha impegnato l'intero laboratorio da alcuni anni a questa parte. La scelta della direzione è caduta sulla drammaturgia di Enzo Moscato perchè si è inteso ravvivare l'attenzione sui temi del degrado ambientale e dell'abbandono in cui versano alcuni quartieri in qualsiasi città d'Italia. Tanto per intenderci, quei luoghi lontani dai percorsi turistici in cui vivono ( ? ) tutte le vittime della nostra indifferenza. | ||
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diffusioneteatro è stato fin dal 1984 un’associazione prima e dopo un progetto permanente
di formazione ed avviamento al teatro, non già attraverso la produzione
di spettacoli, ma attraverso la ricerca e la sperimentazione sulle tecniche
della mediazione teatrale. Utilizzando un metodo rigoroso e disciplinato,
in circa 22 anni di attività ha effettivamente operato una sorta di orientamento
delle nuove generazioni ad un tipo di teatro ‘altro’ giungendo spesso
in anticipo rispetto agli eventi che poi si sono rivelati di ‘moda’. Non
ha mai creato illusorie speranze ma ha sicuramente esercitato un’influenza
sulle scelte di vita che molti giovani (oltre 2000) hanno potuto fare
a seguito della frequentazione con questo spazio che oltre che essere
offerto in forma totalmente gratuita, non ha mai osato neppure definirsi
‘alternativo’. Nell’ambito degli studi (e non già spettacoli)
realizzati nel corso di questi anni, tra l’altro, diffusioneteatro
si è irrimediabilmente imbattuto nella drammaturgia contemporanea, facendosi
subito attento ad autori quali Santanelli, Ruccello, Moscato, Neiviller, Chiti, Silvestri, Bovicelli e ultimamente
Cappuccio. L’attaccamento ai testi di Enzo Moscato è, però, qualcosa
che va oltre il ragionevole giacché questo nostro vanto partenopeo esprime
un livello poetico aderente al territorio e alla universalità di una sofferenza
che accomuna la inesistente ‘gens vesuviana’: improbabili esistenze,
resistenze, convivenze. Da questa considerazione alla scelta di alcuni anni
or sono di inseguire con il fiato sul collo di questo autore-poeta-suicida
le sue evoluzioni drammaturgiche (soprattutto nella speranza di assistere
a nuovi eventi e capovolgimenti dello scenario teatrale) il passo fu breve. Quale drammaturgia avrebbe potuto adattarsi meglio
all’immaginario di persone che nel lirico inquinamento vivono e sopravvivono:
‘lo strillante golfo delle sirene’, ‘il male che ci appesta le carni’,
lo sterminator Vesevus, ma dirò di più, il fiume Sarno che sfocia proprio
di fronte alla ‘petra Herculis’, qui da noi, nella ‘provincia addormentata’
non sono solo turistiche fantasie che fanno sentire meglio quando si chiude
il sipario e si torna a casa. No! Per noi sono la casa sporca in cui abitiamo,
l’aria infetta che respiriamo, il mare fetente in cui non ci tuffiamo,
il figlio drogato oppure travestito, l’omertoso vecchio ‘piscia-sotto’
di famiglia che nascondiamo ai conoscenti vergognandocene.
Enzo Moscato, a tutto questo e ad altro che non so ripetere, ha
dato vigore e dignità di poesia e lo ha fatto con la sua saggezza, la
sua severità e tutto il suo amore per Napoli e i suoi figli. Alcuni anni fa, dunque, avendo la direzione di questo
centro di ricerca (diffusioneteatro) ho deliberatamente
scelto di avviarmi attraverso un percorso conoscitivo che mi permettesse
di conciliare diverse istanze: a) una lacuna da colmare circa la poca
conoscenza che tutti avevano di questo autore; b) la necessità di calare
l’esperienza sul campo, insistendo proprio su temi che riguardassero il
territorio dove il progetto vive; c) insegnare ad ognuno dei partecipanti
all’esperienza che non era impossibile parlare dei nostri disagi, non
era controindicato, né fuori luogo, anzi, che tutto questo malessere aveva
diritto e dignità poetica di essere espresso e chissà, forse compreso.
Iniziò, così, la sfida: il primo passo, devo dire ben riuscito, fu la
messa in scena di “Compleanno” un monologo di follia celebrativo-commemorativa
scritto sull’onda di una forte commozione per la scomparsa del nostro
comune amico Annibale Ruccello. In questo caso, la sperimentazione è consistita
nel verificare se la drammaturgia di Moscato, rispondendo a canoni di
universalità e rappresentabilità, potesse vivere alla distanza di altre
interpretazioni e vissuti diversi dal suo autore. Finalmente è iniziata l’avventura di “Partitura” prima sotto forma di lettura per tre voci e poi con il tentativo di una messa in scena con 11 personaggi femminili che animano e raccontano le storie di un popolo sottomesso ed appestato dalle dominazioni: corpi mortificati e irriconoscibili per le tante sofferenze, ma soprattutto per una indigeribile eredità che li rende tuttora dolenti per l’indifferenza dei tanti che dicono, ma ‘dicono soltanto’ di lavorare per riconoscere, conoscere, condividere il “diverso” . |
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diffusioneteatro
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