utenti in linea: 1

 
Buon Giorno
 

visitatori da
Gennaio 2010

 
area privata

 

LA PERCEZIONE EMOTIVA DELL'INTERPRETE di Eduardo Zampella



INTERPRETE:
è colui che compie un atto o elabora un processo mentale attraverso il quale si stabilisce un rapporto tra il segno e la cosa significata. E’ interprete, perciò, chi spiega, racconta, mostra ad altri, ma è interprete, a maggior ragione, chi ascolta, osserva, partecipa ad un evento.

INTERPRETAZIONE:
è, in ogni caso, l’operazione mentale che tenta di spiegare o chiarire qualcosa di poco comprensibile oppure di non ancora del tutto conosciuto.

ATTORE = INTERPRETE ESPERTO. SPETTATORE = INTERPRETE, PRESUMIBILMENTE, INESPERTO.

ESPERIENZA = ESERCIZIO DELLA PERCEZIONE.


PERCEZIONE:
in quanto atto dell’oggettivazione, è termine ambiguo la cui definizione implica una certa ”teoria del conoscere” sulla quale non basterebbe tempo per discutere ed occorrerebbe una sede più competente, magari un caffè letterario o un salotto filosofico.
Limitandosi marginalmente al solo aspetto psicologico del termine, si può affermare che la percezione è un processo apparentemente immediato di appropriazione di un fenomeno. Tale processo avviene attraverso la sollecitazione di organi ed apparati sensoriali e motori i quali provocano un mutamento nel rapporto tra l’attività biologica e psicomotoria e quella conoscitiva ed intellettuale. E’ questo mutamento, dunque, che coincide con l’effetto che produce una ”esperienza” (ad esempio ”venire a conoscenza”, ”mostrarsi disinvolti”, ”essere consapevoli” e perché no, ”invecchiare”).

Ancora, tra la percezione e l’interprete si pone il ”fattore emotivo” che, secondo l’angolo di osservazione, è al tempo stesso vincente qualora sia capace di confondere/conquistare l’attenzione dello spettatore sul piano favolistico, onirico, magico, rituale; ma è di certo perdente quando imprigiona l’attore in un repertorio espressivo di mestiere suggerito dal pressappochismo o da una pigrizia facilmente giustificata da condizioni psicofisiche o fini economici e commerciali (cosa che spesso accade a proposito degli spettacoli ai quali è possibile assistere in provincia).

EMOZIONE:
è definita come una modificazione di un equilibrio affettivo che si rende evidente in un individuo attraverso alterazioni del respiro, della circolazione, delle attitudini motorie, di movimenti di espressione, di fenomeni secretori. E’ connessa con gli istinti ed è in rapporto con gli altri aspetti del comportamento dell’individuo. Nonostante il carattere innato delle emozioni, esse possono essere educate attraverso il miglioramento delle condizioni neurovegetative del soggetto (ma si tratta di una possibilità terapeutica la cui discussione si rimanda a più opportuna occasione), o rafforzando nel soggetto stesso ”valori”, cosiddetti, ”di ordine superiore”. E’ auspicabile la sublimazione delle emozioni (ad esempio attraverso lo strumento ”teatro” in grado di attivare globalmente il cosiddetto ”inconscio-energico-positivo”), come è invece noto a tutti quanto possa essere socialmente pericolosa (e dannosa, riguardo ad ogni singolo individuo) la rimozione delle emozioni stesse.
Chiunque assuma la funzione di gestire i ”fattori emotivi” assume, soprattutto, la responsabilità di aderire eticamente al proprio ruolo: è il caso che nella fattispecie riguarda il trinomio interpretativo teatrale (autore - attore - spettatore).

Esprimersi attraverso il teatro diviene l’evento fondante; la rappresentazione assume valenza in quanto luogo dove lo spazio agito può fondersi con il tempo vissuto ed il proprio pensiero: il corpo consegnato alla festa e al tempo stesso il pensiero sedotto dalle immagini che scaturiscono dal ricordo evocato.

E’ possibile, così, ridare significato all’esperienza permettendo al pensiero ed alle emozioni di rifondare il proprio mondo in stretta relazione al mondo dell’altro dando una opportunità alla ”rappresentazione del nulla” di trasformarsi in continua ”espressione di sé”. Questo porta alla conclusione che il teatro non può essere considerato solo un evento che accade tra attore e spettatore, né può essere soltanto una costruzione frutto del lavoro di un gruppo sparuto di professionisti oppure di individui felicemente predestinati con un ”dono naturale”: teatro, invece, è anche tutto quanto è contenuto nel nostro desiderio di fare teatro essendo consapevoli di essere uomini-non-attori, cioè quei tanti che desiderano fare teatro senza alcuna professione, ma a patto e condizione che ogni velleitarismo sia continuamente messo alla prova da un continuo percorso di osservazione e ricerca in grado di fornire rigore all’azione progettuale, coerenza interna tra processo e prodotto, vitalità emotiva alle tre dimensioni geometriche del teatro e del vivere: cioè l’uomo, il suo sguardo e l’altro.

Infatti, si trova convincente da più parti che le affinità fra teatro e vita, ancora prima che nei contenuti, nei contesti, nel simbolico e nell’immaginario, vadano ricercate dentro il rapporto giocato nelle azioni dirette ed intenzionali compiute da qualcuno e verso qualcuno. Se si intende il vivere come quel lavorio per stare al mondo, il teatro è quell’attimo di sospensione trasversale del senso quotidiano del vivere nel quale chiunque sia presenza attiva (attore, spettatore, personale tecnico) ha la possibilità di scorgere la soglia di un evento trasformativo.

Come spunto alla conversazione che spero seguirà a questa mia introduzione, concludo affermando che il territorio della ricerca teatrale appare attualmente in grande confusione, anche se c’è un altrettanto grande fiorire di iniziative didattiche e terapeutiche rinvigorite dalle indicazioni ministeriali, ma proprio per questo, nuovamente oggetto di facili propagande e famelici avventori: tendenza visibile attraverso il proliferare di pubblicazioni, a dirla tutta, non prive di strategie corrette ed esercizi anche utili per applicare bene il teatro in ogni situazione di disagio sociale, di sofferenza patologica, o di formazione scolastica.
relazione introduttiva presso scienze della comunicazione (Fisciano 2000)
Eduardo Zampella
Bibliografia essenziale:

Marco De Marinis Per una nuova teatrologia USHER
Giulio Nava Teatro degli affetti SUGARCO
Hillman - Ventura 100 anni di psicoterapia GARZANTI (e il mondo va sempre peggio)







Tutti gli articoli:
GROTOWSKI: LE AZIONI FISICHE
Tapa Sudana con Josè Luis Sànchez-Martìn
PERFORMANCE TODAY di Renato Barilli
CONVERSAZIONE con Giorgio Barberio Corsetti
LA PERCEZIONE EMOTIVA DELL'INTERPRETE di Eduardo Zampella
PROBLEMATICITA’ E PROBLEMATICA DELL’EDUCAZIONE IN ETA’ ADULTA (di Giuseppe Russillo )
EROS & PATHOS - Amore, lo specchio dell'anima (di Aldo Carotenuto)

 


Home - Chi siamo - Dove siamo - Angelico Bestiario - News - Guestbook - Links - E-mail - Articoli

diffusioneteatro 2002-2010 by SkizzoGraf -